Con questo io non penso che anche tra i moderni non ci siano state morti esemplari. Emilio Salgari uscì di casa una mattina, dopo aver scritto tredici lettere di addio, e fece harakiri sulla collina di Torino; il poeta Sergej Esenin scrisse col proprio sangue un’ultima poesia a un amico, poi si impiccò nella sua camera al tubo della stufa. Sono morti belle, sincere e costruite al tempo stesso, come le più belle delle morti classiche.
Dino Baldi, Morti favolose degli antichi (Quodlibet, 2010), pag. 9